GENITORI CHE ESCONO FINALMENTE ALLA LUCE DEL SOLE

Tratto dal giornale “DONNA e MAMMA”:

 Sono Anna, la mamma di Edoardo.

Alla sera quando leggo il suo giornale, cerco disperatamente qualche pagina che parli anche di  mamme come me, che vengono private senza una ragione in maniera devastante del proprio figlio. Quest’estate Edoardo, in poco meno di due mesi, è volato in cielo a causa di una malattia fulminante. Sono una mamma orfana di un bimbo di due anni e mezzo, ma non mi sento una non-mamma. Il mio bimbo non c’è fisicamente e basta. Spiritualmente è sempre con me. Di mamme nella mia condizione, mamme silenziose, ce ne sono tante. Anche troppe, nascoste negli ospedali a vivere condizioni emotive fortissime o chiuse in casa nel proprio dolore.

Sarebbe bellissimo poter leggere anche semplici consigli da parte di chi ci è già passato. Sarebbe importante affrontare il tema della malattia grave del bambino. Oncologiche e non. E’ una realtà in crescita…sarebbe utile far sapere che sono eventi che possono colpire tutti. Sarebbe veramente utile poter riunire storie di tutta Italia in modo  che ogni mamma di ogni regione dia i propri riferimenti e nel caso in cui serva, anche indirizzi utili dove rivolgersi essere curati al meglio per malattie che richiedono tempestività, competenza e umanità.

Accanto ai blog di mamme senza tacchi, stremate dalla gestione dei figli, in cui si ironizza sulle mamme wonder woman, semplificando finalmente quello che è il ruolo della donna/mamma oggi, sarebbe bello iniziare ad introdurre l’esistenza di un mondo parallelo veramente silenzioso e inerme fatto da mamme coraggiose che non perdono mai la speranza e lottano fino alla fine accanto al proprio bimbo che giorno dopo giorno si allontana sempre un pò di più.

Nessuno vorrebbe vedere i propri figli malati. MAI. Ma quando ti capita non hai scelta. Magari sapere che tali eventi succedono ad altri possono aiutarti e prepararti nel caso in cui tuo figlio ne sia vittima”

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Io credo che questa mamma abbia lanciato un messaggio molto importante:

“Ci siamo anche noi!!!!!   Non abbiate paura di parlarci! non temete di chiederci come stiamo, anche noi sappiamo sorridere!!!! CONSIDERATECI! CONFRONTIAMOCI! PARLIAMOCI!!”

Accanto a genitori che vivono con pienezza la vita con i loro bimbi, ci sono anche altri genitori: soli, disperati, speranzosi, grintosi per i loro figli meno fortunati, positivi, in lotta col mondo.

 NESSUNO E’ CONTAGIOSO, NESSUNO E’ DIVERSO.

Consiglio di vedere questo video, per capire come si sentono questi genitori.

E voi?  Cosa ne pensate?

Credete esista una VERA diversità?

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10 commenti

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

10 risposte a “GENITORI CHE ESCONO FINALMENTE ALLA LUCE DEL SOLE

  1. Patrizia

    Non esiste alcuna diversità, sono solo genitori che hanno bisogno di essere ascoltati, confortati e aiutati nel quotidiano. Nessuno di noi può capire quanto sia grande il loro dolore nel vedere giorno per giorno il proprio figlio spegnersi sempre di più. Nessuno di noi può permettersi di far svanire nemmeno per un’attimo la speranza che colma il cuore di questi genitori che vivono un dolore così grande che devasta la loro esistenza.

    • Ciao Patrizia!
      Io, leggendo l’articolo ho percepito che la diversità esiste. Infatti, mi sembra che tale argomento non venga mai trattato nei giornali per mamme, nei blog di mamme, in televisione. Questo perchè raccontare la storia di mamme come Anna o Flavia, significa mettere le persone difronte all’esperienza che spaventa di + tutti quelli che hanno figli: la malattia inguaribile. Spaventa a tal punto che è preferibile non parlarne, credendo che colpisca i più sfortunati, piuttosto che trattare l’argomento in modo da rendere la cosa come propria di tutti. Negare l’evidenza dell’esistenza crescente (purtroppo) sembra meno complesso che affrontare questa realtà. O sbaglio??
      Grazie del tuo prezioso commento!

  2. Sono Flavia, per sempre la mamma di Andrea, un ragazzo speciale che si è ammalato a 10 anni e per quattro anni abbiamo lottato insieme contro un tumore alle meningi. E’ morto a 14 anni, lasciandomi qui a continuare a combattere. Contro il dolore feroce per la sua assenza, contro la nostalgia fortissima di lui, delle sue risate, delle domande e di quel suo modo di guardarmi che mi faceva sentire “speciale”. Giorno dopo giorno, tra un ospedale per le operazioni, e un altro per la chemioterapia, non ci siamo mai lasciati. Non mi importava di condividere il piccolo spazio della stanza con altre persone, di non avere un attimo per me, di non poter piangere e sentirmi spaventata. Non importava perchè c’era lui. Io e lui, e tutta la nostra famiglia, che in un attimo si è trovata nella tempesta, costretta a lottare una battaglia troppo grande. Ma niente è impossibile quando c’è un figlio che ha bisogno di te! Insieme al mio ragazzo c’erano altri ragazzi e bimbi, a volte, piccolissimi. E c’erano le altre mamme, donne coraggiose e spaventate come me, che lottavano per difendere i figli dal dolore, dalla puzza delle medicine, dal vuoto che la malattia crea intorno a loro. Ma non mi sono mai sentita sola, c’era sempre un’altra mamma con cui parlare, piangere e, a volte, ridere. Si, ridere, perchè la vita continua, nonostante tutto. E i nostri ragazzi volevano vederci quelle di sempre, quelle che eravamo prima. Essere capace di ridere in quei momenti è stata una delle prove più dure. La più grande prova è stasto lasciarlo andar via, salutarlo e abbracciarlo un’ultima volta, il 27 aprile del 2007. Oggi stò un pò meglio. Ho cercato subito un aiuto è l’ho trovato attraverso la Fondazione Lefevre, in un gruppo di genitori come me e mio marito, dove il confronto e l’aiuto è stato essenziale perchè trovassi il coraggio di guardare oltre la morte di Andrea. Continuo a sentire dentro di me il vuoto grandissimo che lui mi ha lasciato, ma sento crescere la speranza in un futuro che prima mi negavo. Andrea mi ha insegnato il coraggio e la leggerezza anche nei momenti peggiori. Ed io cerco di somigliargli un pò. Un abbraccio a tutte le mamme come me.

    • Cara Flavia, per sempre mamma di Andrea, immensamente grazie innanzitutto per aver condiviso la vostra dolorosa esperienza.
      C’è molto da imparare dalle tue parole, come ad esempio quando dici ” niente è impossibile quando c’è un figlio che ha bisogno di te”
      Quattro anni di lotta sono un tempo infinito. E l’insegnamento più grande della malattia è proprio vedere quanto i nostri figli possono insegnarci, e questo è infatti quello che ci portiamo dentro quando essi sono ci sono più.
      E poi quando racconti delle altre mamme che come te hanno cercato di proteggere i loro figli da qualcosa di troppo grande, capaci come te di non piangere per il dolore, di ridere semplicemente per tranquillizzare il proprio figlio, di perdere la consapevolezza del tempo e della quotidianità, senza mai mollare. Che grandi donne!
      Grazie per questa testimonianza di vita, di speranza, di sofferenza. Ti auguro che il tuo dolore si affievolisca giorno per giorno, lasciando posto alla pace interiore perchè il tuo Andrea ti guarda e vorrebbe sempre vederti sorridere!
      un abbraccio da tutti noi, indistintamente!

  3. simone urso

    E’ essenziale non lasciarsi cadere nel baratro della disperazione, fermarsi sull’orlo e tornare indietro, lentamente. con fatica, perchè la vita obbliga a confrontarti con realtà assurde, incomprensibili, davanti alle quali è necessario andare avanti, perchè si deve, perchè è giusto, perchè chi non c’e più sia fiero di noi, per porate il nostro contributo a chi dopo di noi si troverà a vivere nella stessa condizione.

    • Giustissimo Simone!
      La vita ci mette sempre alla prova e si deve andare avanti, proprio come dici tu “perchè si deve, perchè è giusto, perchè chi non c’e più sia fiero di noi, per portare il nostro contributo a chi dopo di noi si troverà a vivere nella stessa condizione”.
      Finora abbiamo parlato di donne, ma ci sono insieme alle mamme anche i papà, che silenziosi osservano con rispetto e disperazione.

  4. ciao, maria pia , mamma di yvonne.. 5 mesi per sempre, ci abbiamo provato in tante. Ma praticamente ci leggevano solo le amiche, per compassione. Io all’inizio o provato a parlarne in portali di genitori “normali”, ma mi isolavano, non commentavano, non cliccavano ai link,.semplicemente la gente vive meglio non sapendo.se volete potete scrivermi info@mammadifretta.com, ma vi prego lasciate andare il vostro dolore, non tenetelo dentro come qualcosa di prezioso, non è il dolore che è prezioso, ma i vostri figli che non ci sono più. Aprite le porte ad una vita diversa, non sarete mai più come prima ma avete diritto alla felicità.. Cosa fare?? Cercare a normalità o combattere. Io ho cercao la normalità avendo un’altra bambina e facendo una professione che mi permetteva di stare accanto ai bimbi malati..ma bisogna lasciar andare via il lutto. Un’altra mamma ha dichiarato guerra alla malattia che ha ucciso il figlio… http://mammedegliangeli.blogspot.com/

    • Ciao Maria Pia, benvenuta!
      Quello che scrivi è purtroppo tanto vero quanto troppo ingiusto. Compassione e pietà non piacciono a nessuno, mai.
      Il problema dell’isolamento da parte dei “genitori normali” è reale e fin troppo concreto. Ci sono blog di mamme che raccontano di tutto e di più e ne hanno fatto un bussines piuttosto che un blog di condivisione. Senza polemica, ma credo che sia proprio questo atteggiamento che porti alla chiusura. Noi possiamo unire le nostre forze, le nostre idee e cercare di creare informazione il più possibile per cancellare la paura e la pietà nella testa delle persone. Ci conto, ok?
      un bacio per il tuo angelo

  5. dana

    Credo che l’idea coraggiosa e ambiziosa di questo blog sia quella di creare una sorta di terra di nessuno, dove tutti possano esprimersi, dove parole come compassione o pietà possano essere sostituite dalle parole verità e condivisione….senza paura.
    io credo che diversità ci sia, nel senso di non uguale a prima, nel senso di cambiamento.
    e ‘ nel senso più alto del termine diversità che forse va cercata la chiave, solo attraverso il confronto le cose possono cambiare.
    tutti possono parlare perchè essere genitore è una condizione, un tatuaggio indelebile. Io in questo mondo di mamme “orfane” come le definisce anna nella sua lettera mi ci sono trovata catapultata perchè una delle mie migliori amiche ha vissuto un’esperienza simile, e lo è diventata anche lei.
    io ho cercato di starle vicino; sono mamma anche io e confesso che non è stato facile, la paura di ferire è dietro l’angolo. è un senso di colpa stupido e subdolo quello che ti colpisce. ” Tuo figlio sta bene e stai per averne un altro, potrò esprimere del tutto la mia felicità? I miei problemi quotidiani sono nulla in confronto a quello che lei sta vivendo, li condivido?”
    certo che si ,e la strada giusta me l’ha indicata proprio la mia amica….
    tarpandomi le ali le stavo togliendo quello di cui più lei aveva bisogno, quello di cui tutti hanno bisogno: la “normalità”, il non fare paura, la condivisione in tutto e per tutto reciprocamente.

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