Archivi del mese: aprile 2012

ADOLESCENTI INSEGNANO

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il blog di Debora, una 17enne guerriera (“perchè ho l’anima che combatte! e non mi sarei di certo lasciata sconfiggere da qualcosa di apparentemente più grande di me”).
 
 
Questi ragazzi, tra i quali troviamo anche il nostro amico Gabriele (ve lo ricordate???) , raccontano nei loro blog le paure, la battaglia costante contro la malattia, il loro modo di cercare di vivere con normalità la loro vita da adolescenti, nonostante tutto. Leggere le loro storie ci da l’opportunità di cogliere una sfaccettatura diversa da quello che puoi apprendere leggendo i blog di persone adulte e di mamme di bambini affetti da patologie inguaribili.
 
Loro hanno una consapevolezza precisa della malattia e di quello che gli sta succedendo: “ci si sente invasi da qualcosa di tremendo che sconvolge le piccole certezze strappandoci alla vita con gli amici, alle uscite con il fidanzato, alle notti in discoteca o i pomeriggi in motorino.. quella consapevolezza di essere totalmente coscienti di quello che si sta affrontando, sapere a memoria i nomi dei farmaci che le infermiere mettono nell’infusione della flebo…”
Ma allo stesso tempo hanno un attaccamento impressionante alla vita e una voglia di lottare per riprendere a vivere normalmente: “quei farmaci che per guarirti ti avvelenano e distruggono tutto di te. tutto ma non la forza di lottare e di essere un’adolescente guerriera”.
 
Vorrei soffermarmi in particolare sul concetto di dolore o di come lo definisce Debora diriciclare il dolore“:
Molte persone si domandano perchè, dopo dolori simili le persone invece che accantonare tutto e cercare di stare meglio, preferiscano continuare a parlarne e mantenerlo vivido.
il fatto è che vorremmo cancellarlo. ma non si può. e allora tanto vale guardarlo in faccia. entrarci dentro. e farne “buon uso” perchè la sofferenza aiuta a crescere.
il dolore è una brutta baestia. di tutti i sentimenti è il più perfido e temuto. lo ignoriamo, lo seppellisamo nell’ inconscio, lo cancelliamo per non averci più nulla a che fare. ma lui è sempre li. ci sfiora, ci aspetta, ci sorprende.
al momento ci disperiamo e non ne parliamo con nessuno ma  non è proprio questo il modo migliore di viverlo… il dolore capita, senza che ci si possa fare nulla, allora vale la pena di guardarlo in faccia e trasformarlo in una risorsa.
ci sono programmi televisivi che del dolore fanno una sceneggiata indecente tra i singhiozzi ipocriti dei conduttori preoccupati soltanto di aumentare l’indice di ascolti.. il dolore non è cosi. il dolore è un’esperienza umana tra le più inevitabili con una certa importanza e dignità. ricominciare a parlare del dolore significa andarci dentro e cercare di stare in piedi.
ci permette di vedere la realtà come se fosse una lente e quindi di crescere ammettendo le nostre debolezze, ammettendo di essere a pezzi e lasciarsi aiutare dagli altri… è uno stato d’animo che ci mette a nudo, grazie a lui siamo consegnati a quello che siamo. non abbiamo più alcuna maschera.
 
Ci sono tante persone adulte che evitano di parlare di morte, di dolore, di sofferenza. Che nascondono ai propri figli il lutto, l’esistenza della malattia quasi per preservarli.
 
Debora invece non vuole nascondersi, anzi, ci racconta la sua storia come se parlasse di qualcosa che è naturale proprio perché è la sua vita, la sua quotidianità. Debora ha dovuto crescere molto più in fretta di alcuni suoi coetanei. Debora deve affrontare costantemente dolore, paura per sè e per la sua famiglia.
 
Debora ha deciso di ragionare su quanto gli sta succedendo e di non mettere la testa sotto la sabbia, metabolizzando il “suo” dolore e volendo condividere il risultato di quest’analisi con tutti noi nel suo blog.
 
Sta a noi scegliere se guardare da un altra parte e fare finta di nulla oppure condividere gli sforzi di ragazzi come Debora e imparare anche da loro come vivere un poco meglio la nostra vita ed insegnare ai nostri figli a non girarsi mai dall’altra parte.
Grazie Debora, grazie ragazzi! SIamo con voi!
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LE PERSONE CHE NON FANNO RUMORE

Ho una certezza: il mondo trabocca di bene. Forse siamo solo noi che troviamo tanto difficile scoprirlo, riconoscerlo, rendercene conto. Siamo circondati da persone speciali, da gente con una marcia in più. Da persone che non si servono delle loro qualità umane straordinarie per svettare su chi, come tutti noi, fatica a districarsi tra i mille piccoli problemi del quotidiano: sono persone che ci trasmettono, con la semplicità del loro sorriso e del loro raccontarsi, una gioia sincera, profonda e contagiosa. Sicuramente il bene autentico non parla di sè e non si mette in mostra. Eppure sono convinta che le cose belle vadano anche messe in vista, perchè c’è un immenso bisogno di recuperare e riscoprire la speranza. Le storie che racconto parlano di situazioni di oggettiva difficoltà, determinate a volte da un handicap, a volte da una malattia, a volte da sofferenze di altro genere, eppure, moltissime di queste persone si definiscono “fortunate”. In certi casi si fa fatica a scorgere di quali fortune si possano dire depositarie persone che hanno gravi fardelli da portare: fardelli davanti ai quali la maggior parte di noi si ritrarrebbe con spavento. Il loro messaggio è un invito a guardare in alto, a saper cogliere le piccole bellissime cose di cui la nostra vita è costellata, le grandi fortune che lastricano il nostro cammino e sulle quali posiamo i nostri passi senza neppure rendercene conto. Queste persone ci invitano a saper trovare ragioni di sorriso e di gioia in qualunque situazione: per quanto difficile, faticosa o pesante, non c’è realtà che non abbia spazi di speranza, spiragli di serenità, occasioni di gioia.

(Prefazione dal libro “La speranza non fa rumore” di Chiara Bertoglio)

 

Avete mai provato a vivere così? Cercando il bello anche nel brutto? Cercando la speranza anche in una situazione difficile che sembra senza uscita? Avete mai osservato se intorno a voi ci sono persone che pur stando male sorridono sempre?

Non è facile, ma perchè non iniziare a provare? O magari a raccontare qui qualche esperienza vostra o di un’altra persona che vi ha regalato speranza e gioia nonostante viva un’esperienza difficile?

 

 

 

 

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EVVIVA LA NORMALITA’

A volte sottovalutata.

Riapprezzata quando non la si può avere.

Le ferie ci permettono di goderne un pò e sentirci liberi

Mi sento così fortunata per saper godere ed apprezzare la mia normalità!

E voi?

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