Archivi categoria: medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

ANNA PER SEMPRE

Ho voluto copiare e incollare il ringraziamento del marito di Anna, di cui vi parlavo qui, preso direttamente dal suo bellissimo sito, che ancora è in piena attività nonostante Anna non sia più fisicamente con noi. Che cosa meravigliosa che è riuscita a creare questa donna!!! Una miriade di emozioni e amicizie che senza di lei non sarebbero mai nate. E quanto è stata di aiuto a quelli con prognosi di malattie difficili come la sua! E quale consapevolezza ha trasmesso a chi invece è sano, ma ha voluto addentrarsi nel suo blog, nonstante la paura. Consiglio a tutti di leggerlo, per conoscerla e per capire, per apprezzare, per ringraziare.

Wide-Anna è passata spesso dalle mie parti anche per due righe. Per me è stata una amica, anche se non la conoscevo di persona.

Ora lascio la parola al suo altrettanto meraviglioso marito (“Obi”- da lei definito nel blog, in realtà Angelo, nome azzeccato direi). Vorrei che accoglieste a braccia aperte l’invito di Angelo, in ricordo di Anna. Credo sarebbe un’occasione di crescita e miglioramento per tutti noi.

Buona lettura

 

Cari amici
a ciascuno di voi il più sincero ringraziamento per la vicinanza e la partecipazione al nostro dolore per la scomparsa di Anna. Ogni vostro sguardo, sorriso, parola e abbraccio è arrivato dritto al cuore, pur nell’esperienza di una grande tristezza.

Chi poi era presente alla celebrazione del saluto per Anna ha preso parte ad uno dei momenti più duri e belli nella storia della nostra famiglia, in cui abbiamo condiviso il ricordo di una donna straordinaria, in segno di riconoscimento per tutto ciò che ci ha dato. Ma anche la consapevolezza di una morte prematura che ci priva per sempre di quanto di più caro avevamo, io e le mie bambine.

E’ stato il modo di rendere un tributo alla persona che ci ha reso migliori e di accettare al tempo stesso, come estrema prova, l’immensità del vuoto che resta e resterà per sempre.

L’insegnamento di una vita. L’insegnamento della vita. Cui non è dato e non è giusto sottrarsi.

Così quel momento rimane, nella nostra memoria, un inno corale alla sacralità della vita e della morte, la volontà di raccogliere l’invito di Anna a prendersi cura di sé e degli altri, a perseguire l’intenzione del bene, a scegliere la felicità, a non buttar via neanche un giorno o un attimo, pur nella malattia e nella sofferenza. Anzi, proprio in ragione di queste.

Voglio dunque ringraziare tutti voi, chi era presente e chi, pur non potendo essere lì quel giorno, ha voluto esprimere affetto per Anna, dolore per questo triste evento e vicinanza alla mia famiglia.

Grazie. Grazie di cuore. E vi porgo l’augurio che tutta l’intensità e la commozione di quei momenti possa tradursi in energia vitale nel vostro cammino, come di certo sarà per noi.

So che per molti che non conoscevano il blog di Anna le sue parole sono state una sorpresa, ma anche un‘occasione per riflettere. So di tanti che hanno poi cercato e letto i suoi post, e ritrovato quel misto di umanità, intelligenza, ironia e sofferenza che erano il mondo di Anna. Che è Anna. Sono contento, perché più le sue parole entreranno nella vita vostra e di altri, più Anna vivrà con noi.

Ma vorrei anche che nessuno dimenticasse l’incommensurabile fatica sottesa a quel mondo e a quella vita dal 2007, una fatica fisica in primo luogo e poi mentale, scandita senza sosta da controlli, terapie, visite, controlli e terapie, con la certezza di convivere con un male inguaribile e letale, e con la forza di dedicare, comunque e sino all’ultimo istante, ogni residua energia alle figlie, agli amici, agli affetti più cari, cadendo e rialzandosi mille volte.

C’è una sorta di contabilità della sofferenza che Anna ha fissato in un post che avrei voluto leggere e che ora vi consegno, come un debito dovuto da parte di chi è in salute e non può immaginare cosa vuol dire percorrere quel calvario. Il post si intitola semplicemente “Numeri”, ed è del 5 dicembre 2012.

5 dicembre 2007 – 5 dicembre 2012
5 anni
3 biopsie
23 tac
10 risonanze
1 Pet
2 scintigrafie
16 ecografie
20 radiografie
1 penumatorace
260 prelievi
500 buchi
10 cicli di chemio di 6 mesi ciascuno, una volta a settimana
3 cicli di radioterapia
15 kg presi
6 volte che ho perso i capelli
5 anni di meno
5 anni di più.

Aggiungete altri 10 mesi di cure e controlli nel 2013. E’ tutto.

Da ultimo una richiesta e un invito che mi preme rivolgere a tutti voi.

La richiesta è quella di inviare anche voi un messaggio a me, Sara e Lea, come un vostro ricordo di Anna-Wide, come espressione di un sentimento provato in questi anni frequentando il suo blog, o vissuto in questi giorni rileggendo i suoi post o partecipando al suo funerale, perché siano parole che nel tempo rimangano a memoria di quanto abbiamo condiviso. Potete inserire un commento qui o inviare una mail all’indirizzo annawidepeak@gmail.com. Ve ne sarei profondamente grato. Ovviamente con i tempi e le modalità che vorrete.

L’invito, invece, è a tradurre la vita di Anna in un impegno personale, anche minimo, ma concreto.

Anna aveva un dono, che appariva subito chiaro a chi la incontrava. Saper ascoltare e sapersi prendere cura degli altri, intercettare i loro desideri e saper dare aiuto.

Mi piacerebbe allora che questo insegnamento andasse oltre il ricordo, e che trovasse continuità in qualcosa che ciascuno di noi può fare o insieme possiamo fare nella nostra vita. Chi vuole dedichi ad Anna un gesto, un’iniziativa o un progetto nella cura di sé, in favore di altri o di qualcosa, un’azione da portare avanti nel tempo, che sia possibile periodicamente seguire e celebrare, dandone informazione o incontrandoci. Che so, seguire un corso di lingue o di meditazione, realizzare un viaggio, piantare un albero, fare un’adozione a distanza o intitolare a lei un evento o un’attività che prosegue.

Che sia un messaggio di cura che con Anna e per Anna possiamo portare avanti, e che con Sara e Lea potremo conoscere e seguire nel tempo, unendoci nel ricordo della mamma e nella capacità di tradurlo in qualcosa di bello e utile per qualcuno. Anna vivrà ancor di più e con lei la nostra amicizia.

Questa è la richiesta dunque con cui vorrei lasciarvi, con l’impegno di rimanere uniti e con la speranza di ricevere da voi notizie e proposte, cui non mancherò di rispondere e dare, se riterrete, il mio personale aiuto e contributo.

A tutti voi ancora grazie, e i nostri migliori auguri di pace e serenità, per questo Natale, per l’anno nuovo che inizia e per tutti quelli che ancora verranno.

Angelo

Annunci

2 commenti

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

ciao AMICI

Questo lungo silenzio è dovuto principalmente ad un periodo non facile, nel quale mi hanno lasciato due amici. Due persone che non si conoscevano, due genitori, entrambi di figli piccoli, due persone che comunque durante il loro cammino hanno insegnato molto, soprattutto durante la malattia hanno dato più che prendere, non hanno mai abbassato la testa e hanno accettato che “alcune persone normali” , prima loro amici, gli girassero le spalle senza farsi più sentire, per paura.

Devo essere sincera. Ho provato a mettermi nei loro panni più di una volta, immaginando di lasciare mio marito e mio figlio, la mia vita, costruita giorno per giorno con minuziosità di particolari e di scelte. Ho immaginato cosa sarebbe stato non vedere crescere mio figlio, ho pensato che non sarei mai andata alla recita dell’asilo, non avrei mai conosciuto e invitato i suoi amici a casa, non lo avrei mai portato al cinema, non lo avrei mai visto innamorarsi, non sarei stata lì per le sue rabbie e le sue delusioni ma anche per le sue gioie. Ho immaginato a quanto avrei dovuto stringerlo per ripagarmi di tutte queste assenze. Ho pensato a mio marito e al nostro percorso. A quanto siamo forti insieme e a quanta rabbia avrei provato a lasciarlo da solo in una casa dove ogni pezzettino di muro parla di noi. Del nostro cammino, dei nostri dolori e delle nostre gioie, degli amici in visita e di tutti i meravigliosi manicaretti che mi sarei persa 😉  (mio marito è un cuoco fenomenale!).

Ho pensato che oltre alla malattia avrei dovuto accettare di vedere i miei familiari guardarmi solo ed unicamente con dolore e tristezza e non sorridermi più, e che alcuni amici sarebbero scomparsi.

Che sospiro di sollievo immaginarlo e basta. Ma che fardello che ti rimane comunque solo ad immaginarlo. Pensate a ricevere una diagnosi inguaribilità e andare avanti anche sorridendo alla vita che resta.

Ti svegli un mattino e la tua vita cambia completamente.

Quelli dei miei amici, Anna e Fabio è cambiata. Ma per tantissimi come loro, ieri, oggi, domani, è cambiata. La notizia di una malattia inguaribile, che non è solo un tumore come si crede, ma anche una malattia rara, una malattia autoimmune, neurodegenerativa, metabolica, etc., è un dramma infinito a cui noi non dobbiamo voltare MAI le spalle, isolandoli. Questo è un atteggiamento che non serve a nessuno ed è un errore a cui non potremo mai rimediare.

Dedico a tutte quelle persone senza distinzione di patologia un profondo grazie per la loro forza e l’amore per la vita che sanno trasmetterci, anche se abbiamo paura.

roidizer_1377075437829

3 commenti

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

Pensieri sparsi

Ciao a tutti!

Bentornati nel mio piccolo angolo.

Come avete passate l’estate? Come va questo inizio di autunno?

Quali sono i vostri propositi e le vostre iniziative per questo periodo che ci invita a rinnovarci?

Io ritorno più grintosa di prima e strizzo l’occhiolino a te, amica virtuale ma dentro al mio cuore, che vorrei stringere forte anzi fortissimo, sussurrarti tutto il mio rispetto per la tua vita e per la tua malattia. Vorrei gridare proprio da quella montagna bella e alta che leggo nella tua presentazione, “perchèèè????????” e dirti che per me sei esempio costante di donna moglie e madre e anche comica perchè sei riuscita spesso a farmi sorridere. Vorrei dirti di non mollare comunque mai. Che tutti noi che ti leggiamo da casa, comodi e sani, magari lamentandoci, siamo con te in quella tua casa speciale, che tanto ha visto e tanto ti protegge.  Siamo con te tutti insieme, sentiamo l’odore dei tuoi biscotti e la magia della tua famiglia che ti avvolge. cara Wide, ti vogliamo bene!

Detto questo, vi lascio al prossimo post.

Un abbraccio e bentornati di nuovo,

vostra White B.

Lascia un commento

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

SETTEMBRE

IMG-20130429-WA0000

Semina un pensiero e nascerà un’azione;
semina un’azione e nascerà un’abitudine;
semina un’abitudine e nascerà un carattere;
semina un carattere e nascerà un destino.
Poiché la mente precede i modi d’essere,
originati dalla mente, creati dalla mente.
Nella mente ha origine la sofferenza;
nella mente ha origine la cessazione della sofferenza.

(Anguttara Nikaya)

Lascia un commento

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

LA FARFALLA BIANCA

La Farfalla rappresenta la trasformazione, la rinascita.

images

Non conoscevo il significato della farfalla bianca finché il mio primo figlio non mi ha aperto gli occhi. Ogni primavera una bellissima farfalla bianca si presenta gioiosa e svolazzante in giardino. Non l’avevo mai notata prima. Ho iniziato a notarla solo quando ha accompagnato la sua urna, il ritorno a casa, nella sua amata casa. Per sempre. Finalmente. E quella farfalla, quel suono che sembra emettere è un suono di gioia, di libertà TOTALE. La sua. Per noi è un ritrovarsi, vivere il giardino insieme, l’orto con la sua presenza costante tra la lavanda. Per noi è sapere che c’è. Che ritorna e ci accompagna nella gioia del vivere il sole e la natura stessa.

untitled

Quella farfalla è per noi una rinascita, la trasformazione di una consapevolezza che non si vede ma che c’è nel cuore, nell’anima e che per 6 mesi l’anno è anche visibile.

Esiste una bellissima leggenda sulla farfalla bianca, una storia delicata e profonda che vi propongo:

Un vecchio di nome Takahama viveva in una casetta dietro il cimitero. Piaceva ai vicini, ma era considerato un uomo strano dal momento che nessuno l’aveva mai visto avere un rapporto con una donna. Un’estate Takahama stava così male che invitò sua sorella con suo figlio a venire a trovarlo per rendergli gli ultimi giorni di vita più facili. Un giorno, mentre osservavano il  vecchio che dormiva, dalla finestra entrò una farfalla bianca e si fermò sul suo cuscino.  Madre e figlio tentarono di allontanarla, ma la farfalla continuava a tornare, almeno per un paio di volte. Quando la farfalla uscì dalla stanza per ultima volta, il nipote Takahamin si mise a seguirla. Il ragazzo vide che la farfalla volava diritto ad una tomba. Volò brevemente intorno alla tomba ed improvvisamente  scomparve. Il giovane allora corse al sepolcro e lo fissò da tutti i lati. Improvvisamente  notò un foglio bianco su cui era scritto Akiko. Morta quando aveva 18 anni. Il giovane rapidamente tornò a casa e disse a sua madre ciò che aveva visto. Nel frattempo, Takahama morì. Quando la giovane madre sentì quello che era successo, il suo cuore si riempì di gioia. -Akiko – mormorò – Quando era giovane tuo zio, era fidanzato con una bella ragazza di nome Akiko. Pochi giorni prima del matrimonio, lei improvvisamente si ammalò e morì.  Il giorno del suo funerale, Takahama giurò che non avrebbe più guardato altre donne, e fino alla fine della sua vita avrebbe  vissuto vicino la sua tomba per prendersi cura di lei. In tutti questi anni aveva mantenuto la sua promessa. Ogni giorno andava a sua tomba e le portava fiori. Negli ultimi momenti della sua vita non era più in grado di mantenere la sua promessa, allora Akiko era venuta da lui. Una farfalla bianca è in realtà la sua anima.

Con la consapevolezza che bisogna vedere oltre il dolore, accorgersi delle piccole e grandi cose che ci stanno attorno e che fanno di tutto per richiamare la nostra attenzione, vi auguro di trovare la vostra farfalla bianca, la vostra rinascita e quindi la vostra trasformazione su qualunque aspetto della vostra vita in salita ma anche in discesa.

Buona estate, ci ritroveremo a settembre con  una presenza più costante (ve lo prometto), nuovi progetti e racconti di vita facili e difficili.

imagesCA7I6AGF

6 commenti

19 luglio 2013 · 10:32

MASHA: yoga e malattia

Grazie a Masha che condividendo la sua storia aiuta molte persone, anche quelle sane.

Grazie al messaggio che lei ci da attraverso la sua esperienza:

“Quando la malattia fa parte del viaggio, nessun intervento medico ti potrà curare, finché il tuo spirito non comincia a fare profondi cambiamenti”.

– La malattia non si vince se non c’è un cambiamento profondo e senza la partecipazione attiva della persona –

“Spero che le scoperte fatte su di me possano essere d’aiuto a tutti quelli che devono mobilitare le forze interiori, senza le quali il cammino verso la vita e la guarigione è impossibile. Ho sentito la necessità di descrivere il mio cammino, le mie sensazioni e la mia ricerca personale attraverso lo Yoga.”

Ho appena comperato e mi accingo a leggere il libro di Masha con estrema curiosità. Sono sicura che mi aiuterà e mi darà nuovi spunti, nuovi stimoli. Certo lo Yoga non è la guarigione di tutti i mali, ma la pratica, la respirazione e la concentrazione ti dona energia e forza nuova. Anche nella malattia.

imagesCAAD1SB8

 Che ne pensate?  Avete qualche esperienza o storia da raccontarci?

Lascia un commento

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

YOGA FOREVER

images

Non ne ho mai parlato, ma è giunto il momento di dedicare un piccolo spazietto ad una delle mie fisse. Preparatevi  :-), ho esasperato tutti, marito, parenti, amici e anche conoscenti che solo accennassero minimamente a questo tema. Ora voglio trasmettere anche a voi cosa secondo me può aiutarci, rafforzarci, migliorarci per sempre e in maniera crescente.

respirazione,

ascoltarsi, 

ascoltare,

allungarsi,

stare in silenzio,

accettare i limiti

tutto questo, e moltissimo altro è YOGA.

imagesCAY8RCDS

Lo è per me, che lo pratico da diversi anni anche se in maniera discontinua. E’ una disciplina che ho scoperto piano piano e che mi ha dato tantissimo fino da subito, anche se me ne sono resa conto solo quando ho iniziato ad interessarmi diversamente agli aspetti benefici della pratica, della respirazione. Consiglio a tutti di praticare yoga. A casa appena svegli con il saluto al sole o con i cinque tibetani, oppure anche con i vostri figli, per coinvolgerli fin da piccoli alla pratica, ma anche in gravidanza o nel post partum!

Lo yoga può essere anche un prezioso strumento per supportare le terapie nel caso di tumore, anche pediatrico, anche se credo che valga anche per patologie croniche. In questo libro si parla del connubio YOGA e PATOLOGIA ONCOLOGICA, attraverso l’illustrazione di alcune semplici posture, attraverso efficaci tecniche di respirazione consapevole e di rilassamento guidato per far scoprire uno spazio di quiete e un cambiamento di prospettiva, da cui muovere per accettare e affrontare la malattia.

yoga-e-cancro-il-racconto-di-un-esperienza_49126

 

L’autrice, Silvia Santagostino, insegnante di yoga, ha scelto di rielaborare e condividere l’esperienza del percorso di trasformazione che comporta aver affrontato, a trentacinque anni, un tumore maligno, il linfoma di Hodgkin. Un percorso che, attraverso la malattia, ha condotto alla guarigione e alla rinascita.  Lo Yoga le ha offerto la possibilità di un cambio di prospettiva consapevole che ha determinato una trasformazione e un’evoluzione personale.

555993_624361274257256_1055655471_nLo yoga, millenaria disciplina orientale, può essere quindi un efficace strumento di rinascita e guarigione, sia fisica che spirituale.

252131_10151349391034938_1026916372_n

Trova il tempo di praticare YOGA (it’s important) 🙂

Io ci provo!

 

 

4 commenti

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

I BAMBINI CI EDUCANO_3

«L’avventura con Andrea, mio figlio Down»

Stefano Mauri, papà di Andrea: «La sua nascita fu uno choc, ci facevano le condoglianze, poi è emersa la sua personalità»

«Se dovessi scegliere con chi fare il giro del mondo, non avrei esitazioni: con lui». Con Andrea, con suo figlio. Molti padri direbbero la stessa cosa, probabilmente. Ma non tutti si divertirebbero quanto Stefano Mauri. Assieme ad Andrea, in giro per mare e per monti, ma preferibilmente per mare. Perché pochi ventenni sanno essere sempre di buon umore e di compagnia, come lui, soprattutto a bordo di una nave. Perché tra i problemi di Andrea non c’è la sindrome dell’età ingrata. Né un grammo di snobismo. Perché Andrea sa fare amicizia con tutti e si trova a suo agio con il petroliere come con il benzinaio: semplicemente non vede la differenza, e questa è una delle sue migliori qualità.

«Attacca bottone con chiunque. Sa sempre come rompere il ghiaccio e sul cazzeggio è imbattibile. In qualche caso è addirittura consigliabile avere un figlio Down» riflette Stefano Mauri, consapevole – lui – che in tal caso sarebbe però preferibile essere un petroliere che un benzinaio. «Certo, per chi ha mezzi, tutto diventa più facile – riconosce -: le scuole private, gli insegnanti di sostegno. Ma da quando è arrivato lui, da quando è cominciata a emergere la sua personalità, è iniziata un’avventura. Tutta diversa da quella prevista».

Non è stato subito così, naturalmente. «La sua nascita è stata uno choc». Ma vent’anni dopo è il ricordo di quella sensazione, simile a un lutto, a sconcertarlo: «Ci si sente come se il bambino fosse morto, invece di essere nato – analizza Stefano Mauri -. E in effetti è morto il bimbo immaginario che si era atteso per nove mesi. Il bambino normale. Gli amici quasi ci facevano le condoglianze. Tranne due cugini che avevano studiato alla scuola media dell’Istituto dei Ciechi di Milano, una delle scuole che favorisce maggiormente l’integrazione dei disabili. Loro, quando l’hanno saputo, ci hanno detto: embé? Avevamo amici così nella nostra classe».

Che il mondo dedichi dunque una giornata all’anno alla Sindrome di Down sembra una buona idea al papà di Andrea: «Perché è l’occasione per occuparsene e per diffondere un po’ di cultura sulla questione. Tre persone su quattro sono ben disposte, ma la quarta è schiva quando incontra una persona Down, perché non sa come comportarsi». Ecco un altro problema che Andrea non ha. «Sua madre e io siamo molto contenti che lui sia molto sicuro di sé nelle situazioni sociali. Andrea cade sempre in piedi e ha un’attenzione per il prossimo superiore alla media. Da lui non ci si può aspettare cattiverie». E dal futuro? «Sì, Andrea sta frequentando la quinta liceo artistico e adesso verrà il difficile: trovargli un’occupazione – non si abbatte comunque Stefano Mauri -. Lui vorrebbe diventare una rockstar, ma io conosco un ragazzo che ha aperto un bar e penso che per Andrea sarebbe un’esperienza lavorativa adatta, perché è bravo, simpatico e socievole».

In film come Johnny Stecchino , L’ottavo giorno , o lo spagnolo Yo tambien , diventerebbe sicuramente, alla fine, un barman di successo, ma la realtà è meno edulcorata del cinema e ci sono piccole vittorie quotidiane che contano quasi di più: «Uno dei suoi giorni più felici è stato quando ha imparato a nuotare – ricorda suo padre -. Un po’ più tardi degli altri, magari, però ciò che apprende non lo scorda più. Va e torna da scuola da solo, cambiando linea metropolitana. E se qualcosa lo interessa, come trovare una canzone in Internet, diventa geniale come Houdini».

Vero, i suoi coetanei hanno gli amici del cuore, si telefonano in continuazione ed escono, però raramente sono entusiasti della vita come Andrea: «Si sveglia prestissimo, al primo barlume di luce, con la felicità di iniziare una nuova giornata. Bambini come Andrea tengono unita la famiglia. Il suo sogno è di vivere tutti insieme in una specie di kibbutz. Quando è nato, i medici italiani ci dicevano come dovevamo curarlo, senza nemmeno averlo visitato. Andrea non è malato e non va trattato come tale. Ai genitori dei bimbi Down basta insegnare come amarli».

2 commenti

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

I BAMBINI CI EDUCANO_2

I fratellini che hanno imparato a volare

 

La storia di  Conner e Cayden Long, i bambini che hanno commosso l’America solo facendo sport. Ecco perché.

Questa è la storia di due piccoli portenti nati negli Stati Uniti. Si chiamano Conner e Cayden Long e nuotano, corrono e pedalano insieme per le tre prove di triathlon. Con un piccolo particolare però. Da neonato, Cayden ha contratto una forma di paralisi celebrale la quale gli rende impossibile parlare e camminare normalmente.

fratelli

Non ho parole per questa storia che trovo incredibilmente meravigliosa.

Noi che vediamo i nostri figli litigare ed picchiarsi per un giocattolo…magari facendogli presente come due fratelli possono volersi bene e affrontare insieme la vita, ecco cosa raccontare.

 

 

1 Commento

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children

I BAMBINI CI EDUCANO

In questo lungo periodo di seconda maternità sto dedicando parte del mio tempo alla lettura di libri sui bambini (cosa che con il mio primo bimbo non mi era passata per la testa, visto che ero concentrata più su come educarlo che su cosa lui potesse insegnare a me 🙂  ) e più approfondisco più mi sembra di entrare in un mondo meraviglioso a cui voglio assolutamente appartenere e con cui voglio confrontarmi.

Sembra un concetto lontano anni luce ed invece è a casa nostra, proprio ad un palmo di mano. Il bambino. Il nostro bambino. Ognuno diverso, ognuno speciale. Per chi ha più di un figlio può verificare direttamente quanto può essere diverso, da bimbo a bimbo, il loro essere magici , in tutte le situazioni. Il bambino è lo specchio di quello che vive e del mondo che lo accoglie, soprattutto dei suoi genitori. Più lo osserviamo, spiamo i suoi atteggiamenti quando è da solo o con i fratelli e fuori casa, più capiamo cosa siamo riusciti a trasmettergli di buono, di importante.

E come facciamo a capire invece cosa lui insegna a noi giorno per giorno ?

Io l’ho capito tardi. troppo tardi. Almeno mi è servito e continua a servirmi tutti i giorni con il mio secondo bimbo e anche osservando gli altri bimbi con le loro mamme/papà.

Il mio primo figlio mi ha insegnato così tanto che porterò sempre nel cuore quello che mi ha lasciato. Tanta forza. Tanta solarità. Tanta dignità. Tanto amore. Mi ha insegnato ad essere migliore oggi, con Pietro, il secondogenito, suo fratello. Meno attaccata a schemi, a paure. Più libera di esprimere tutto l’amore che ho senza l’ansia di viziarlo. Più voglia di condividere la mia vita, di mettere da parte le mie cose per fare posto alle nostre. Mi ha educato ad essere madre al 100%, senza freni.

E anche Pietro mi sta dando tanto. Mi sta insegnando a frenare, a rallentare per godermi ogni minuto che passa, anche se la casa è un casino, anche se magari si deve uscire per la spesa. Mi sta trasmettendo che quel tempo che dedico a lui magari davanti alla finestra se fuori piove o in giardino su di una coperta multicolore, non tornerà facilmente allo stesso modo. Sarà comunque sempre diverso.

E quando in televisione vedo la storia di Sofia, la cui vita di appena un anno e mezzo, una mattina, cambia radicalmente e si trova difronte una malattia maledetta che si mangia un pochino del suo corpo giorno per giorno, capisco e imparo. Vedo la forza nei suoi occhi, tutta la forza che riesce a trasmettere ai suoi genitori per combattere per i suoi diritti, la stessa grinta che mi trasmetteva mio figlio. E capisco che i bambini ci educano anche nella malattia. Ci educano su come affrontarla, lottare, rimanere col sorriso nonostante tutto, ci educano ad essere solidali con le altre famiglie che vivono la medesima situazione, a volte ci educano anche alla morte.

2 commenti

Archiviato in medicina, palliative, genitori, malattia, white, B, famiglia, bambini, lutto,family,parents,children