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ACCOGLIERE LA VITA…NONOSTANTE TUTTO

Siamo una coppia di Roma, Carlo e Sabrina, abbiamo 3 bambini: Priscilla di 14 anni, Vivian di 11, e poi un maschietto di 8 anni, Giona.
Tutto è arrivato al momento giusto, anche le sofferenze…la più grande è stata la malattia di Giona, il nostro piccolo.

Nostro figlio era stato considerato dalla scienza un “feto terminale”, un bambino che non aveva possibilità di vita… durante l’ecografia morfologica del quinto mese è stato diagnosticato un quadro terribile: una malformazione urinaria gravissima aveva portato ad una situazione interna che non dava possibilità di scampo. Dopo il nostro “no” deciso all’aborto nessuno pareva poter fare qualcosa per noi e così ci siamo trovati senza punti di riferimento, se non la fede e la preghiera.

Si è aperta una nuova strada, un tentativo che inizialmente non sembrava dare esiti positivi, ma che poi ha prodotto una svolta significativa tuttora inspiegabile nella situazione del nostro bambino. Abbiamo agito quando lui era ancora nella pancia con un intervento invasivo di correzione. Inizialmente la cosa è sembrata inutile, lui anzichè migliorare stava peggiorando. Poi, c’è stata quella che in gergo medico è stata classificata come “risoluzione naturale”. Per noi ha un altro nome, ma quel che importa è che la vita abbia trionfato. Giona è riuscito a nascere. C’è stato un lunghissimo percorso di lotta e di sofferenza: infezioni, ricoveri, interventi chirurgici … per sette mesi non siamo riusciti a tornare nella nostra casa.

Oggi ha 8 anni e da molto tempo è entrato in una fase di insufficienza renale cronica di grado moderato/grave, e alcuni disagi che affrontiamo con amore, speranza, e gioia di vivere. Lui risponde a tutto ciò con un atteggiamento molto positivo, e al di là di qualche difficoltà, che per un bambino di questa età si traducono semplicemente nel disappunto di non poter mangiare tutte le cose che vorrebbe lui ma deve seguire un regime dietetico, e del fatto che non può praticare sports violenti, vive pienamente facendo le cose che fanno tutti i bambini… va a scuola, corre come tutti, fa ginnastica e nuoto, è pieno di vita, amorevole con tutti, simpatico ed estroverso. Non soffre fisicamente, è felice di esistere, dona gioia a chiunque lo vede, soprattutto a noi che lo amiamo follemente.

Tutto ciò che abbiamo vissuto ha dato a me e Carlo la voglia di donare ad altri il frutto della nostra esperienza, affinché nessun’altra mamma si trovi davanti ad una sofferenza del genere senza un aiuto adeguato che la porti a tentativi validi per salvare la sua creatura. E soprattutto senza contemplare l’aborto come unica via.

Abbiamo scoperto di non essere soli… altre famiglie hanno fatto una scelta di vita come noi. Famiglie e storie meravigliose, che hanno accettato di mettersi a disposizione di chi vorrà contattarle per avere un aiuto, un sostegno in una scelta oggi inconsueta: quella di accogliere la vita, nonostante tutto. 

 

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QUANDO TI SVEGLI LA MATTINA

Quando ti svegli la mattina possono succedere molte cose, alcune delle quali possono cambiare la tua vita per sempre. Ti può travolgere la gioia più grande ma anche il dolore più penetrante e non sai mai come andrà a finire quella giornata.

Capita che ti svegli e hai accanto a te tuo figlio appena nato o tuo marito appena sposato e la sensazione dentro è meravigliosa, ti senti invincibile e fortissima, ti senti appagata e ringrazi per questa felicità così estrema che ti fa capire l’essenza della vita e la gioia delle piccole grandi cose, il tempo e l’immensità dell’amore. Ti senti concreta e sprigioni energia, tanta bella energia.

Capita che un evento colpisca un tuo caro e che ti cambi la vita per sempre perchè toglie le tue certezze, la tua gioia e il tuo credere nel futuro. Ti fa pensare che mondo sto lasciando ai miei figli e che forza ho per affrontare la giornata se ho perso la voglia di crederci. Quel giorno ti lascia l’amaro dell’impotenza e ti toglie la forza.

Ecco, quando mi sveglio la mattina ormai so e me lo ripeto che bisogna vivere VERAMENTE giorno per giorno e dare il massimo, non per pessimismo, ma per attaccamento alla vita e valorizzazione di quello che quotidianamente essa ci da.

Sempre e comunque.

 

 

 

 

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LA MORTE NON E’ NIENTE

“La MORTE non è niente.

Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.

Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.

Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Prega, sorridi, pensami!

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?

 Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.

Rassicurati, va tutto bene.

Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.

Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:

il tuo sorriso è la mia pace.”

Sant’Agostino

Quando è mancato mio figlio, mia cugina mi ha mandato questo scritto di Sant’Agostino.  Inizialmente  l’avevo letto frettolosamente e in maniera superficiale. Oggi ha assunto un significato profondo e anche quando a volte sono triste cerco di sorridere perché ho imparato che il dolore si vince con la positività e l’allegria, proprio come ci raccontava zia Caterina qui. Le persone che non sono più al nostro fianco fisicamente lo saranno sempre e più intensamente  se noi le sappiamo vedere e sentire in un’altra forma. Mi capita quotidianamente di sentire mio figlio vicino, a volte mi sembra addirittura di tenerlo per mano mentre cammino. A volte non mi sembra neanche che non sia più con noi fisicamente e tornando a casa dal lavoro ho la sensazione che sia ancora lì ad aspettarmi trepidante. Ho capito e accettato, soprattutto grazie all’aiuto di un amico davvero speciale, un fratello, che la morte, anche la più difficile da sopportare come quella di tuo figlio, è la naturale conclusione di un ciclo, breve o lungo, intenso o leggero. Anche se per tradizione, per cultura rappresenta un momento doloroso io posso dire, nella mia esperienza, che dalla morte di mio figlio ho imparato ad essere una persona diversa, migliore. Mio figlio mi ha insegnato tantissimo nella sua breve vita, così come durante la malattia,  che con la sua morte. Ho pensato a tutte quelle mamme che si trovano all’inizio di questo cammino, come la mamma di Bernardo, alle figlie che perdono la propria mamma, come la solita mamma, e a tutte quelle persone che per una malattia maledetta vivono la paura della morte costantemente, perché non si è mai pronte, è vero.

Auguro a loro e tutte quelle persone  che vivono questo momento, di accettarlo come parte della vita.

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ODE ALLA VITA

Pensavo che l’essere colpiti da una malattia grave potesse in qualche modo, a causa della paura, farti sentire più vicino al concetto di morte. Ma mi sbagliavo. Leggendo le parole di questa scrittrice brasiliana mi rendo conto che tutti siamo molto più vicini al morire di quanto ci immaginiamo, vivendo in un certo modo.

Prima di leggerle RICORDATEVI che queste righe vogliono semplicemente essere un’ode alla vita:

 “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marcia, chi non rischia e non cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”, piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non legge, chi non viaggia, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità…”

 Martha Medeiros

 

 

Voi che ne pensate? Come vivete la vostra vita? Siete d’accordo con Martha?

 

 

 

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